domenica 30 settembre 2007

MINISTERO AMBIENTE, NUOVO BANDO EFFICIENZA ENERGETICA

- Stimolare e sostenere economicamente le analisi energetiche (Audit) per definire il risparmio di energia realizzabile nel settore dei servizi e nella pubblica amministrazione. Questo lo scopo del bando del ministero dell'Ambiente pubblicato in Gazzetta ufficiale per il quale sono stati previsti 1.500.000 euro. ''Il nuovo bando - afferma il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - e' la conferma dell'attenzione concreta che stiamo dando al settore dell'efficienza e delle fonti rinnovabili. E il grande successo che hanno raccolto i precedenti dimostra che privati ed enti pubblici sono fortemente interessati a cogliere queste opportunita'''. Inoltre, aggiunge Pecoraro ''le analisi energetiche sono un passaggio fondamentale per razionalizzare i consumi di energia elettrica nel nostro Paese. La lotta agli sprechi di energia elettrica e gli investimenti sull'efficienza sono una vera e propria priorita', come indicato anche dall'Unione europea''. Quindi, secondo il ministro dell'Ambiente ''razionalizzare i consumi di elettricita' e' il primo passo per ridurre le emissioni di Co2 e contrastare i cambiamenti climatici in atto, garantendo allo stesso tempo un risparmio sulle bollette''. Possono presentare domanda per accedere al contributo le aziende distributrici di energia elettrica e le societa' operanti nel settore dei servizi energetici (Esco), accreditate presso l'autorita' dell'energia elettrica e del gas. Il bando per presentare le domande di finanziamento e' disponibile sul sito del ministero dell'Ambiente all'indirizzo web www.minambiente.it. Le domande possono essere presentate dalla data di pubblicazione del bando e non oltre cinque mesi dal primo giorno utile alla ricezione (ossia 25 febbraio 2008). (ANSA).

giovedì 20 settembre 2007

Impianto per la produzione di energia elettrica da olio vegetale

Il progetto è rivolto ad investitori privati ed istituzionali che chiedono una certezza di ritorno del loro investimento nel medio termine.
Il progetto prevede la costruzione di un impianto di cogenerazione a biomasse.
La biomassa è individuata nell’olio vegetale, con la produzione di energia elettrica.
L’impianto è così composto :

1. IMPIANTO PER TRATTAMENTO OLIO VEGETALE
2. GRUPPO ELETTROGENO.
3. CIRCUITO DI RAFFREDDAMENTO DI EMERGENZA.
4. RECUPERATORI TERMICI.
5. QUADRO ELETTRICO DI COMANDO, CONTROLLO, MISURE, PROTEZIONE E GESTIONE DEL GENERATORE IN PARALLELO RETE.
6. CONTAINER SPECIALE PER L’ALLOGGIAMENTO DEL MODULO.

Sono previsti con la fornitura dell’impianto la progettazione, le pratiche autorizzative per il GSE e (ottenimento certificati verdi) certificato prevenzione incendi richiesta valutazione inizio attività e offerta di vendita ad aziende primarie di distribuzione energetica dell’energia prodotta.
Grandezze tecnico-economiche(esempio)
Valore del certificato verde: 125,28 euro/MWh
Valore dell’energia elettrica: 0,0895 euro/kWh
Nel caso si riesca a remunerare l’energia termica a disposizione che prudenzialmente vale circa 30 centesimi di euro al kW termico il conto economico risulta ancora più interessante..(*) L’energia elettrica prodotta è offerta con obbligo di acquisto alle aziende abilitate all'acquisto e alla vendita di energia elettrica.

Impianto di cogenerazione ad olio vegetale di Basiliano (Udine)

La centrale è costituita da un motore a combustione interna, alimentato con l'olio di girasole.
La potenza nominale del motore è di 5,3 MWe.
Il tempo di funzionamento è di 8.000 h/anno.
L'impianto produce :
42.400.000 kWh/anno di energia elettrica;
33.900.000 kWh/anno di enegia termica.
Il fabbisogno stimato di olio di girasole è di 9.600.000 l/anno

Costo impianto 3.000.000 € (Iva esclusa)
Gestione Impianto 190.000 €/anno
Consumo olio girasole (0,55 €/l) 5.950.000 €/anno
Ricavi e risparmi annui 2.753.000 €/kWh
Ricavi di vendita da CV 4.130.000 €/kWh
Payback: 5 anni
VAN: 1.700.000 € (dopo 8 anni, tasso 4%)

mercoledì 19 settembre 2007

Utilizzazione degli oli vegetali nei motori

Utilizzazione degli oli vegetali nei motori
L'utilizzo di oli vegetali nei motori diesel non è un'idea nuova. Proprio Rudolf Diesel iniziò lo sviluppo del motore diesel utilizzando olio di arachidi e addirittura durante l'Esibizione Universale di Parigi del 1900 la Otto Company presentò un piccolo motore capace di funzionare sia con gasolio che con olio vegetale o animale.
Nel 1925 l'ingegnere francese Gautier fece dei test approfonditi su motori diesel marini da 250/550 kW a basso numero di giri (390/420) utilizzando olio di arachidi, di palma e di ricino e studiò il diverso comportamento del motore conseguente a varie modifiche (timing,...). I risultati che ottenne non furono molto diversi da quelli attuali: prestazioni termodinamiche leggermente migliori di quelle del gasolio, aumento dei consumi (5%).Il risultato di questi studi ebbe alcune conseguenze durante la 2^ guerra mondiale: 100 t/mese di olio di palma furono consumate nel porto di Abidjan (Costa d'Avorio) in motori da 40 a 700 kW; mentre olio di arachidi fu utilizzato come carburante per le colonne di camion adibite ai trasporti tra Dakar e Algeri (3500 km).
Dalla guerra ad oggi lo sviluppo tecnologico ha portato ad un uso quasi esclusivo dei combustibili fossili, inoltre i motori diesel sono stati migliorati enormemente, soprattutto per quanto riguarda gli iniettori e i sistemi di controllo, a tal punto da diventare poco flessibili per l'utilizzo con carburanti diversi dal gasolio.Contemporaneamente i combustibili vegetali furono progressivamente messi da parte principalmente per due ragioni: l'alto costo produttivo e la non costanza qualitativa del prodotto. Il tutto fu fortemente influenzato dalla politica di sviluppo dei paesi industrializzati in quel periodo, basata su bassi costi del combustibile fossile e sulla massimizzazione della produzione agricola alimentare.
Solo la crisi energetica degli anni settanta (legata alla guerra del Kippur) risvegliò l'interesse sull'argomento e fece partire nuove campagne di studi in Australia e Nuova Zelanda.
Nel 1982 comparve il primo motore Elsbett.
A partire dal 1990 furono realizzati vari impianti di esterificazione degli oli vegetali, soprattutto a livello comunitario, grazie anche al surplus alimentare e alle produzioni no-food ottenute sui terreni a set-aside.
Da un punto di vista prettamente tecnico gli oli vegetali, rispetto ai corrispondenti esteri metilici, sono più facili da produrre e sono perciò interessanti per quelle realtà (paesi in via di sviluppo) dove i principali obiettivi sono l'auto-produzione di energia a bassi costi e il massimo vantaggio energetico (l'energia per estrarre l'olio è una minima parte rispetto al all'energia contenuta nell'olio).Ma anche nei paesi industrializzati l'olio grezzo può essere utilizzato in impianti di media taglia (5-15 MWe) con motori diesel navali o turbine a gas per la produzione di calore e elettricità.
C'è da dire che al giorno d'oggi è maggiormente sviluppato l'utilizzo degli esteri dell'olio vegetale piuttosto che l'utilizzo dell'olio tal quale e ciò sostanzialmente per due ragioni: minori problemi di utilizzo (maggiore flessibilità) e elevato valore aggiunto del combustibile.
L'elevata viscosità dell'olio vegetale è sicuramente un problema importante poiché causa una combustione incompleta dovuta all'incapacità degli iniettori ad atomizzare l'olio grezzo. Le caratteristiche del motore non sono quindi costanti e nel lungo periodo i componenti più utilizzati sono gli iniettori, le valvole e le fasce elastiche. Si formano normalmente depositi di carbone nella camera di combustione e l'olio lubrificante si contamina facilmente.
In conclusione l'olio vegetale grezzo può essere utilizzato nei motori sia puro che in miscela con gasolio, ma obbliga ad eseguire alcune modifiche meccaniche e tecniche a causa della sua elevata viscosità. Esistono alcuni motori concepiti per funzionare ad olio, ma sono di difficile reperimento sul mercato, quindi allo stato attuale è conveniente:
utilizzare l'iniezione indiretta e iniettori autopulenti
prevedere un sistema di preriscaldamento del combustibile per non ostruire i filtri (attorno ai 60 °C)
favorire l'accensione del motore con gasolio in ambienti freddi
aumentare il flusso di carburante per mantenere potenza e coppia simili a quelle dell'alimentazione a gasolio
utilizzare olio lubrificante con alto potere detergente
evitare frequenti accensioni e spegnimenti che potrebbero causare problemi dovuti alla particolare curva di distillazione dell'olio.

Motore Elsbett

Motore Elsbett
I fratelli Elsbett hanno sviluppato un motore Diesel molto interessante. Le due principali versioni, la prima per impiego automobilistico e la seconda per uso industriale e agricolo, possono essere considerate come significativi riferimenti per studi sul ciclo diesel e la messa a punto di motori funzionanti a oli vegetali grezzi.
Molto sinteticamente i principali concetti messi in pratica sono i seguenti:
aumento della temperatura di combustione per migliorare l'efficienza termodinamica e consentire l'utilizzo di combustibili meno fluidi; ciò è stato ottenuto riducendo il raffreddamento e ricavando la camera di combustione in un pistone di acciaio;
generazione di una carica stratificata. Il combustibile viene iniettato tangenzialmente, in modo da imprimergli un movimento a spirale, dall'esterno all'interno. Ne consegue una carica caratterizzata da un eccesso di aria nella porzione esterna della spirale e, viceversa, in difetto in quella interna. La zona dove avviene la combustione, quindi è "fasciata" dalla carica fresca che isola, in un certo senso, termicamente la prima. In questo modo è possibile raggiungere elevate temperature e conseguire buoni risultati anche con prodotti densi;
prevenzione dei depositi carboniosi tramite iniettori a singolo foro autopulenti (realizzazione Elsbett), pistone in acciaio strisciante sul cilindro per proteggere le fasce elastiche; sistema di alimentazione integrato nel motore, in modo da riscaldare il combustibile, ridurre la sua viscosità e migliorarne la polverizzazione.
Il motore funziona senza inconvenienti, con ottimo rendimento termodinamico, indifferentemente con gasolio e con oli vegetali grezzi.
Maggiori informazioni su questo tipo di tecnologia possono essere reperite direttamente nel sito del produttore: www.elsbett.com

Fonte rinnovabile

Una fonte di energia è rinnovabile quando il suo sfruttamento avviene in un tempo confrontabile con quello necessario per la sua rigenerazione. A differenza dei combustibili fossili e nucleari, destinati a esaurirsi in un tempo finito, le fonti rinnovabili possono essere considerate virtualmente inesauribili.Il Decreto Legislativo n. 387 del 2003 definisce all’art 2 lettera a) le fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili come: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;È importante considerare come le forme di energia sul nostro pianeta hanno origine dall’irraggiamento solare (ad eccezione dell'energia nucleare).Dall’energia solare derivano: l’energia idroelettrica, che sfrutta le cadute d’acqua; l’eolica, derivante dal vento dovuto al disuniforme riscaldamento delle masse d’aria; l’energia delle biomasse è energia solare immagazzinata chimicamente, attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana.In Italia poco più del 16% è il consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili. Si colloca, infatti, nella media europea ma deriva per il 65% da fonti idroelettriche e geotermiche, per il 30% da biomasse e rifiuti e appena per il 3% da “nuove rinnovabili”, con un peso dell’eolico pari al 2,1% solare inferiore allo 0,15%.

Solare
L’energia solare è l’energia raggiante sprigionata dal Sole per effetto di reazioni nucleari (fusione dell’idrogeno) e trasmessa alla Terra (ed in tutto lo spazio circostante) sotto forma di radiazione elettromagnetica. Essa è rinnovabile in quanto la sua fonte (il sole) è inesauribile e ha un impatto ambientale molto limitato rispetto ai combustibili fossili. Può essere termica o fotovoltaica.Termica: comprende le tecnologie in cui la radiazione solare viene utilizzata per produrre calore. Il maggiore settore di applicazione è quello per la produzione dell’acqua calda e per il riscaldamento delle abitazioni private. È anche possibile produrre energia elettrica specialmente in Paesi a forte irradiazione solare con impianti di dimensioni fino a 200Mw.Fotovoltaica: si basa sul modulo fotovoltaico che, costituito da diverse celle, trasforma l’energia contenuta nella radiazione solare in energia elettrica.Questa energia può essere accumulata in batterie per renderla sempre disponibile (e allora si parla di impianti solari autonomi, solitamente realizzati per alimentare carichi elettrici distanti dalla rete), oppure può essere immediatamente utilizzata dall’utenza, anche senza l’adozione di batterie (è il campo degli impianti connessi alla rete).

Eolica
L’energia eolica è l’energia posseduta dal vento soprattutto sotto forma di energia cinetica, che trasformata in energia meccanica può essere sfruttata per la generazione di energia elettrica. Essa è rinnovabile in quanto la sua fonte (il vento) è inesauribile e ha un impatto ambientale estremamente limitato grazie alla mancanza assoluta di emissioni climalteranti. Attualmente, con circa 55mila turbine installate nel mondo, l’eolico rappresenta la sorgente energetica con il maggior tasso di crescita nel mondo grazie all’incessante sviluppo tecnologico che ha permesso di raggiungere una pressoché totale silenziosità degli aerogeneratori, una notevole efficienza e l’incremento di potenza degli stessi.La tipica configurazione di un aerogeneratore ad asse orizzontale è costituita dal palo di sostegno che può essere a traliccio o a tubolare al quale è ancorata sulla sommità la navicella, o gondola, dove sono contenuti l’albero di trasmissione, il moltiplicatore di giri (quando esistente), il generatore elettrico e i dispositivi ausiliari. La produzione da fonte eolica permette una considerevole capacità di generazione elettrica con una emissione pari a zero di emissioni nocive.

Idrogeno
L’idrogeno, non è una fonte energetica ma un vettore, ed è l’elemento più abbondante nell’universo e sul pianeta è presente nell’acqua e negli idrocarburi, tuttavia per ricavarlo da tali sostanze vi è bisogno di energia elettrica. Esso può essere utilizzato nelle celle a combustibile (FC) per la produzione di energia, con un impatto ambientale molto ridotto.Il problema fondamentale è che non è disponibile sulla Terra allo stato elementare e pertanto è necessario ottenerlo da fonti secondarie, come per esempio l’acqua e i combustibili fossili. Attualmente lo sviluppo delle FC è uno dei settori di maggiore interesse da parte dei ricercatori nel campo energetico.

Idroelettrica
L’energia idroelettrica è un termine usato per definire l’energia elettrica ottenibile sfruttando una caduta d’acqua. Il sistema consente di convertire con apposito macchinario l’energia cinetica contenuta nella portata d’acqua trattata in energia elettrica. Gli impianti idraulici, quindi, sfruttano l’energia potenziale contenuta in una portata di acqua che si trova disponibile ad una certa quota rispetto al livello cui sono posizionate le turbine.Queste sono macchine motrici, che hanno il compito di trasformare l’energia potenziale dell’acqua in energia elettrica. L’energia idroelettrica è molto diffusa nei Paesi in cui vi è una certa abbondanza di corsi d’acqua e di laghi, come in Canada e negli USA o la stessa Italia. L’energia idroelettrica fornisce un quinto della produzione mondiale di elettricità (circa 2.700 TWh) ed è la forma più sfruttata di energia rinnovabile. In Italia si producono 53,9 GWh attraverso 1.913 impianti.

Biomassa
Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica, con esclusione delle plastiche e dei materiali fossili.Le più importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dell’industria di trasformazione del legno (trucioli, segatura, etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali ed i rifiuti solidi urbani. Le principali applicazioni della biomassa sono: produzione di energia (biopower), sintesi di carburanti (biofuels) e sintesi.In relazione alla loro natura e composizione, le biomasse possono essere convertite in combustibili di vario tipo attraverso tre principali sistemi:
la gassificazione, che consiste nel sottoporre le biomasse a processi di fermentazione anaerobica, dai quali si ottiene il biogas, una miscela di metano e anidride carbonica;
la conversione biologica ad alcoli: l'amido viene demolito a glucosio e poi sottoposto all'azione di microrganismi, che operano la fermentazione alcolica; l'alcol è un ottimo carburante ed è meno inquinante dei derivati del petrolio;
la combustione diretta: il calore prodotto può essere convertito in energia elettrica.
Attualmente la biomassa rappresenta una fonte energetica importante solo nei Paesi in via di sviluppo. Quasi trascurabile è, invece, la funzione che essa svolge nei Paesi industrializzati.

Energia geotermica
Trova origine dal calore che si sviluppa nelle zone più interne della Terra. Nelle zone geologicamente attive, come quelle vulcaniche, il gradiente è ancora maggiore. Quella geotermica è una fonte energetica a erogazione continua e indipendente da condizionamenti climatici, ma essendo difficilmente trasportabile, è utilizzata per usi prevalentemente locali.La risorsa geotermica risulta costituita da acque sotterranee che, venendo a contatto con rocce ad alte temperature, si riscaldano e in alcuni casi vaporizzano. A causa dell'esaurimento che, dopo un certo numero di anni, possono subire i campi geotermici, sono stati avviati esperimenti per tentare operazioni di ricarica. Un interessante uso delle acque geotermiche a basse temperature è costituito dall'innaffiamento delle colture di serra o all'irrigazione a effetto climatizzante, in grado di garantire le produzioni agricole anche nei Paesi freddi.Oggi in tutto il mondo circa 130 impianti utilizzano il vapore acqueo proveniente dal sottosuolo a fini energetici. L'Islanda è il Paese dove si dà maggiore importanza alla geotermia, grazie all'abbondanza di questa risorsa. Il nostro Paese ha investito molto nella ricerca tecnologica in questo campo e riesce a produrre l’1,5% della produzione elettrica nazionale. (ANSA)

Impianti fotolvotaici sardegna

Bocciati 14 progetti di imprese private per la realizzazione di impianti fotovoltaici in Sardegna. La Giunta regionale ha deliberato la ''non procedibilita' delle istanze di verifica di assoggettabilita' alla valutazione d'impatto ambientale'' (Via) in quanto in contrasto con gli indirizzi stabiliti in attuazione del Piano Paesaggistico Regionale (PPR). Gli impianti fotovoltaici proposti ricadono all'interno di zone omogenee E (agricole) e pertanto non risultano coerenti con la pianificazione regionale del territorio. Secondo la Regione, infatti, gli impianti solari per la produzione di energia elettrica a livello industriale possono essere ubicati esclusivamente in aree di pertinenza di potabilizzatori, depuratori, impianti di trattamento, recupero e smaltimento rifiuti, impianti di sollevamento delle acque o di attivita' di servizio in genere; aree di pertinenza di stabilimenti produttivi nonche' di imprese agricole, per i quali gli impianti integrano o sostituiscono l'approvvigionamento energetico in regime di autoproduzione; aree industriali o artigianali (PIP, ZIIR e ASI); aree compromesse dal punto di vista ambientale, costituite (discariche e cave dimesse). (ANSA).